Belgio/Spiennes e il Silex’s: tra i campi dell’Hainaut, il genio del Neolitico
Nel Neolitico, da qualche parte in quella che diventerà la regione dell’Hainaut, alcuni uomini scavano. A mani nude, o quasi. Senza metallo, senza dinamite, senza macchinari. Solo picconi di selce, scapole di animali usate come pale, cesti intrecciati per portare in superficie il materiale di scavo. Scendono in pozzi verticali, nel buio più totale, con lampade a grasso. E vanno a cercare il selce, la materia prima indispensabile per fabbricare i loro attrezzi. Incredibile? In effetti sì. 6000 anni fa, sotto i campi di Spiennes, a sei chilometri da Mons, era in attività una delle più grandi e antiche miniere di selce d’Europa. 2.000 anni di attività. 150 ettari di sottosuolo scavato, rivoltato, trasformato. E oggi tutto questo è visitabile. Scoperta nel programma «L’Agence tourisme» su RTBF La Première, con il sostegno di VisitWallonia.
Il sito di Spiennes è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 2000. Nel 2025 ha festeggiato i 25 anni di questa designazione. Il riconoscimento riguarda ciò che viene definito il «genio umano»: la capacità di quegli uomini del Neolitico di inventare tecniche di estrazione e lavorazione assolutamente sbalorditive per l’epoca. Pozzi verticali che scendono fino a sedici metri di profondità. Gallerie orizzontali che si diramano in tutte le direzioni per seguire i filoni di selce. Una vertiginosa rete sotterranea, progettata e sfruttata senza progetti, senza ingegneri, senza caschi.
E il sito è colossale: 100 ettari. Sfruttato per quasi 2000 anni, tra il 4350 e il 2300 a.C. Strumenti in selce provenienti da Spiennes sono stati rinvenuti a oltre 140 chilometri dalle miniere, a testimonianza di un commercio preistorico già ben organizzato. Spiennes era già, 6000 anni fa, un centro di esportazione.
Cosa hanno rivelato gli scavi in questo sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO
Gli scavi proseguono ancora oggi sul sito. E ogni campagna di scavi porta alla luce nuovi reperti che arricchiscono la nostra comprensione di queste società preistoriche. Ciò che lascia sbalorditi è che, di questi 100 ettari, finora sono stati scavati solo 500 metri quadrati. Non sappiamo quindi ancora quasi nulla di ciò che giace sepolto sotto questi campi.
Tra i reperti già rinvenuti, uno è particolarmente sorprendente: lo scheletro di una donna adulta, datato al carbonio 14 tra il 3360 e il 3030 a.C. Era lì, sotto i nostri piedi, da oltre 5000 anni. E la sua presenza nelle profondità della miniera ci dice qualcosa di importante: non era solo un mondo di uomini. Anche le donne scendevano sottoterra.
Il Silex’s: il centro di interpretazione
Per scoprire tutto questo, c’è il Silex’s, il centro di interpretazione situato all’ingresso del sito. Una mostra interattiva ripercorre la storia delle miniere di Spiennes, le tecniche di estrazione, la vita degli uomini del Neolitico. Ricostruzioni, oggetti autentici, spiegazioni chiare e accessibili a tutte le età. Si può poi fare una passeggiata nell’area all’aperto del sito, camminare sopra i pozzi, provare l’emozione di trovarsi proprio dove tutto è iniziato. E il momento clou della visita è a dieci metri sotto terra, accompagnati da una guida. Ci si indossa l’abbigliamento adeguato, ci si aggrappa alla scala verticale e si scende. Nel buio, nell’umidità, nel silenzio.


